Torna all'Homepage
BIBLIOGRAFIA PERFORMANCES CRONOLOGIA BRUNO TOSI FOTO NEWS
DISCOGRAFIA THE CALLAS EXPO L'ASSOCIAZIONE LINKS ACQUISTI FEEDBACK
 
 

IL PICCOLO – Trieste

CALLAS-PASOLINI, IL MATRIMONIO IMPOSSIBILE

Cultura e Spettacolo

di GIOVANNA PASTEGA

VENEZIA «Aristo, amore mio. Questa non è la lettera di una bambina, qui c’è una donna ferita, stanca e famosa che ti offre i sentimenti più freschi e più giovani che qualcuno mai abbia provato. Non lo dimenticare mai e stammi sempre vicino così tenero come in questi giorni in cui mi fai sentire la regina del mondo. Amore mio, ho bisogno del tuo affetto e della tua tenerezza. Sono tua. Fai di me ciò che vuoi. La tua Anima Maria».

Così si chiude l’ultima lettera scritta da Maria Callas a Aristotile Onassis proprio poco prima di apprendere dai giornali che lui aveva sposato Jackie Kennedy senza nemmeno darle una spiegazione. Parole di grande passione, di abbandono e di estremo bisogno d’amore. Questa lettera, insieme ad altre centinaia, fa parte della più grande collezione autografa della straordinaria cantante lirica di origine greca. Proprietario di questi documenti, il regista Bruno Tosi, ideatore e protagonista di tante iniziative di successo nel mondo dello spettacolo e della musica lirica italiana e internazionale.

Veneziano di nascita, Tosi è profondamente legato alla figura e alla storia di Maria Callas, che conobbe da bambino quando la grande soprano si esibì al Teatro La Fenice e che poi reincontrò da giornalista e critico musicale del “Piccolo Sera” e di altri giornali. Venuto in possesso di una vasta collezione di effetti personali della “divina”, nel 1992 decise di fondare un’associazione a lei dedicata, che in questi anni ha fatto girare in tutto il mondo una mostra dedicata a Maria e al suo mito. Forte del successo di questa iniziativa, Bruno Tosi ha deciso di creare un vero e proprio Museo dedicato all’indimenticabile soprano.

In questo futuro museo cosa si potrà trovare?
«La più grande collezione al mondo dedicata a Maria Callas, che comprende più di diecimila fotografie, filmati d’epoca, centinaia di registrazioni dal vivo, dischi, abiti di scena e personali firmati da grandi stilisti come Christian Dior, Yves Saint Laurent, Lanvin, ma anche dalla famosa sarta Biki, nipote di Puccini, che furoreggiava nel jet set degli anni ’50 e ’60. Posseggo anche tantissimi accessori di scena, splendidi ventagli, oggetti della sua casa, gioielli utilizzati nelle opere e nella vita, ma soprattutto quasi tutte le sue lettere, più di 10mila facciate. All’asta da Sotheby’s del 2007 sono riuscito ad aggiudicarmi il suo archivio: tutte le critiche che lei conservava, i ritagli dei giornali, le riviste che il marito o la segretaria raccoglievano e le centinaia di lettere che la giovane Maria aveva scritto al marito, Giovan Battista Meneghini, nella prima fase del loro incontro e poi del loro matrimonio. In questo straordinario epistolario conservo, oltre l’ultima lettera ad Onassis anche le lettere più struggenti che Maria inviò al suo secondo grande amore, Pasolini».

Che rapporto ebbe la Callas con Pier Paolo Pasolini?
«Fu un incontro d’anime. La Callas nutriva per il grande scrittore e regista un sentimento intenso, che lui ricambiava con una profonda devozione, tanto che le dedicò dodici ritratti, dodici poesie, che sono un po’ la sintesi delle emozioni che Maria gli confidò dopo aver girato sotto la sua regia il film “Medea”. Lei avrebbe desiderato fortemente che questo amore culminasse in un matrimonio, ma lui in quel periodo era preso da altre passioni. Struggenti sono le lettere scritte da Maria a Pasolini quando lui le confidò la sua disperazione per la fuga di Ninetto Davoli, a cui era profondamente legato».

E dalle lettere a Giovanni Battista Meneghini, il marito-mentore, che Callas viene fuori?
«Ingenua, innamorata... soprattutto nelle prime, quando ancora non erano sposati e poi in quelle della prima fase del matrimonio: ci sono le espressioni della moglie devota, piena di riconoscenza, affetto ed amore (crediamole!) per un uomo che l’aveva scoperta, sostenuta e portata al trionfo. Queste pagine sono particolarmente belle perché contengono il diario vero dei suoi viaggi, delle prove, delle recite, degli incontri con i grandi direttori e i mostri sacri della lirica. Poi - come si sa - quando lei incontrò Onassis, il suo grande amore, decise di lasciare Meneghini e la fine del loro rapporto fu tempestosa. In alcune lettere, che io posseggo, si sfoga contro il marito, definendolo un miserabile, un poveruomo che la ricattava per ripicca».

Quando nascerà e dove questo Museo Callas?
«Io desidero profondamente che sorga a Venezia, la mia città. Qualche anno fa ho cominciato i primi contatti per la sua costituzione e ho avuto già alcune proposte da Firenze, Parigi, New York e dalla Grecia. Ma sono determinato a creare questo grande museo che raccoglierà anche un vastissimo archivio della sua voce, delle sue interpretazioni liriche, proprio a Venezia, dove la Callas si esibì e trovò sempre un pubblico attento e appassionato. Anche se il pubblico che forse la colpì di più fra tutti fu quello di Trieste: colto, caloroso e appassionato. In questi giorni incontrerò il sindaco di Venezia e spero, insieme a lui, di posare finalmente le fondamenta di questo Museo, che sarà innanzitutto un centro di studi dedicato ai giovani e agli studiosi».

Lei sembra avere un amore speciale per la Callas...
«Io la trovo un genio della musica, una donna unica. Il ricordo che conserverò sempre di lei nel mio cuore è quello dell’ultimo incontro, poco prima che morisse. Nel 1976 stavo organizzando un grande concerto dedicato alle prime donne della lirica che sarebbe uscito su Rai 1. Pensavo che Maria dovesse assolutamente esserci. Andai fino a Parigi, dove viveva da quando aveva deciso di smettere di cantare, per convincerla almeno a partecipare. Pensi che avevo un assegno in bianco per lei: qualsiasi cifra pur di averla anche solo come presenza. Appena sbarcato a Parigi le mandai un fascio di rose rosse, le sue preferite. Niente da fare. Ma lei fu lo stesso straordinaria. Mi invitò a casa sua per bere un caffè e quello fu uno dei giorni più belli della mia vita. Lo passammo ad ascoltare le registrazioni del suo canto, delle sue esibizioni più celebri, parlando del suo passato e delle persone che le erano state più care. Non lo dimenticherò mai».

Lei pensa che la Callas da quando abbandonò il canto si lasciò morire?
«Nel ‘75 morirono a due mesi di distanza i suoi più grandi amori, Onassis di cancro e Pasolini ucciso tragicamente. Da quel momento in poi Maria si chiuse in sé stessa: passò gli ultimi due anni della sua vita praticamente isolata dal mondo, a riascoltare la sua voce nelle innumerevoli registrazioni che aveva conservato e quando decise di lasciare il canto decise anche di morire…».

RIPRODUZIONE RISERVATA

torna all' inizio

 

© 2011 Bruno Tosi e Estweb by Pierreci Codess Coopcultura. Tutti i diritti riservati.

Per qualsiasi problema tecnico, domanda o commento su questo sito potete contattare