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UN “ABBRACCIO” ROMANO PER MARIA CALLAS
“Divina Callas”: in esposizione nelle vetrine di via Giulia dall’1 al 13 luglio
costumi e gioielli di scena, accessori e cimeli dell’indimenticabile cantante.

ROMA – Via Giulia, una delle più eleganti e suggestive strade di Roma, sarà l’eccezionale palcoscenico di una mostra di singolare fascino dedicata a Maria Callas, ormai entrata nel mito come “La Divina”. La mostra è stata organizzata da TCL-The Charming Life Art & Events Division con l’Associazione Internazionale Maria Callas presieduta da Bruno Tosi, nell’ambito delle manifestazioni dell’Alta Moda. Dal 1° al 13 luglio, trenta fra le più belle vetrine di Via Giulia accoglieranno costumi legati ad indimenticabili interpretazioni, abiti da gran sera firmati, fra gli altri, da Biki, Yves Saint Laurent, Christian Dior e Lanvin, gioielli di scena, accessori e cimeli appartenuti alla più grande cantante del nostro tempo che, dopo aver stupito il mondo con la sua voce e la sua arte, prendendo a modello negli anni Cinquanta l’indimenticabile Audrey Hepburn, seppe trasformarsi fino a divenire il simbolo del glamour più raffinato ed essere considerata una delle donne più chic ed affascinanti del mondo. Questa straordinaria mostra romana segue quelle avvenute a Tokyo, New York, Mexico City e Parigi ed esibisce alcuni costumi e cimeli di Maria Callas che non erano mai stati esposti prima.
La mostra sarà inaugurata in via Giulia venerdì 1° luglio alle ore 19.30 con la partecipazione delle autorità romane e di personalità della politica.

TCL-Arts & Events Division
Organizzatrice dell’evento è la nuova Divisione di TCL-The Charming Life “TCL Art & Events”, guidata dal direttore generale Aurelio Tarantino. Il suo obiettivo è quello di creare e realizzare eventi culturali e artistici per un pubblico raffinato di intenditori, amanti del bello e del lusso. Esemplificativa della mission aziendale è quindi questa prima manifestazione ideata da TCL, in cui “contenuto” e “contenitore” gareggiano in eleganza. Si può dire che Maria Callas sia la testimonial ideale in quanto icona di stile.

Le curiosità della mostra
Sono circa trenta i costumi di scena e gli abiti personali di Maria Callas esposti a Roma insieme ai loro accessori e gioielli, reperiti da Bruno Tosi in tutto il mondo ed in parte acquistati in aste tenutesi a Parigi e New York. Tra questi spiccano alcuni abiti che sono entrati nell’immaginario collettivo: il costume di velluto rosso con grande strascico disegnato da Franco Escoffier per l’edizione della Tosca rappresentata a Londra, Parigi e New York con la regia di Zaffirelli. L’abito di velluto verde ornato da pizzi bianchi indossato per il rientro della Callas al Metropolitan di New York con la Traviata nel 1955. Il costume giallo decorato con una rete nera a pon pon e cascata di pizzo bianco sulle maniche creato per il Barbiere di Siviglia alla Scala. L’abito di voile rosa/rosso di voile con maniche a farfalla usato per l’addio alle scene nel concerto tenuto a Tokyo ad ottobre 1974 con il tenore Giuseppe Di Stefano.
Si potranno ammirare inoltre un gran numero di stupefacenti abiti da concerto e da gran sera creati per la Callas dalla sua couturière preferita, la famosa Biki, tra cui quello famosissimo di velluto nero lungo, ricamato di jais, con gonna a campana, fotografato da Cecil Beaton. Tra le curiosità, la favolosa camicia da notte disegnata da Christian Dior; due caftani blu e verdi ricamati che la Biki le portò dall’India e che lei indossava in camerino; l’antica tunica di maglia d’argento siriana che Onassis le regalò e che lei mise per il “Ballo delle sirene” a bordo dello yacht Christina.
Tra i cimeli presenti, alcune liriche e due ritratti a pastello che Pier Paolo Pasolini le dedicò nei primi anni ’70 a testimonianza del loro “amore impossibile”.

Roma abbraccia idealmente Maria Callas
Per anni regina della Scala e diva acclamata sui più famosi palcoscenici del mondo, Maria Callas ha avuto un particolare rapporto con Roma, che ha molto amato e dove ha cantato spesso fino al 2 gennaio 1958, quando un grande scandalo suscitò la “Norma” interrotta dopo il primo atto nella serata d’apertura della stagione del Teatro dell’Opera alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Gronchi. Era malata e la tracheite non le permise di arrivare in fondo allo spettacolo. Si giustificò, ma non fu creduta, e il suo rifiuto fu considerato un imperdonabile capriccio. Quella terribile serata e le sue conseguenze lasciarono nella Callas una profonda ferita. Le fu addirittura impedito, per ragioni di ordine pubblico, di tornare in palcoscenico per le repliche a Roma. Una sola voce isolata si alzò a difenderla, quella di Indro Montanelli dalla prima pagina del Corriere della Sera.

Alla Callas era dovuto un gesto riparatore: quasi 50 anni dopo queste incomprensioni, Roma si apre in un ideale abbraccio, tanto più significativo perché l’iniziativa non è all’interno di un teatro, per quanto prestigioso, ma in una delle strade più belle e amate della città, dove un più grande pubblico potrà ammirare, passando di vetrina in vetrina – in un percorso itinerante attraverso le immagini e i cimeli – la vita e i trionfi dell’indimenticabile primadonna. Ancor oggi i suoi dischi sono i più venduti al mondo, la sua fama planetaria.

Maria Callas “La divina”
Davvero questa artista ha segnato la nostra epoca. Nessuna cantante fu più amata, nessuna più detestata di lei. Dominò per un ventennio le scene come una diva dell’ottocento, ma rivoluzionò l’interpretazione: nessun’altra aveva, né ha più avuto nel nostro tempo, il suo carisma e la sua presenza scenica. Entrò nei nostri teatri come una donna grassa e sgraziata, ne uscì come la dama più elegante e sofisticata. Nella lirica, di “divina” c’era soltanto lei. Come solo la Garbo nel cinema. Corteggiata e idolatrata, inquieta sino alla disperazione, sino a lasciarsi morire in solitudine. Era il 1977 a Parigi, una venerdì di settembre, 54 anni ancora da compiere. Una morte accompagnata da un po’ di mistero, perché la leggenda non accetta che i miti se ne vadano come persone normali. Si conosce tutto sulla vita della più grande e passionale cantante lirica del Novecento. Sono stati divulgati anche i suoi segreti più riposti. Chi l’ha conosciuta non ha resistito alla tentazione di raccontare sorrisi e scenate, amori e gelosie.

La leggenda
Era la Callas e basta. Una leggenda costruita pezzo per pezzo. Dalla nascita a New York nel 1923, figlia di emigrati greci senza fortuna, sino allo sbarco nell’Italia che voleva ritrovare la gioia di vivere. Opulenta come le miss che andavano di moda, col cognome cambiato come si usava allora: come la Loren, la Lollo e tante altre. Subito la contrapposizione con le altre grandi soprano, in primis Renata Tebaidi, nello spirito del tempo, come Coppi e Bartali, Nuvolari e Varzi, De Gasperi e Togliatti.

Dal 1974 non canta più. Da allora la solitudine. Si ritira a Parigi, insicura, triste, in cerca di un affetto che non trova. La scuote per un momento l’avventura cinematografica: interpreta la Medea di Pier Paolo Pasolini, a cui fu legata da un tenerissimo affetto, un vero incontro d’anime come dimostrano le lettere scritte da lei al poeta e le liriche che lui le dedicò.

Al momento della sua morte, nel 1977, lascia ai posteri un biglietto, sono le parole del suicidio dell’ultimo atto della Gioconda: “In questi fieri momenti”. E la radio francese annuncia la morte della divina: “Tace per sempre la voce più celebre del mondo”. Erano trascorsi molti anni da quando la Callas aveva scelto per suo motto una sola parola: “IO”.

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