| “Non sono molto brava con
le parole, ma c’è una cosa che vi chiedo:
che i nostri sforzi non siano sprecati, che non dimentichiate
il poco che vi ho dato. Prendetelo e applicatelo ad
altre parti, in modo che il vostro fraseggio, la vostra
dizione, la vostra conoscenza, e il vostro coraggio
ne escano accresciuti; specialmente il vostro coraggio.
Non pensate che il canto sia una carriera facile. È
il lavoro di una vita; non finisce qui. Come i miei
futuri colleghi, dovete andare avanti. Lottate contro
le cattive tradizioni; ricordate, siamo i servitori
di persone migliori di noi: i compositori. Loro hanno
creduto; noi dobbiamo credere”.
“Che io continui a cantare o
no, non ha importanza. Quel che importa è che
voi usiate saggiamente tutto quello che avete imparato.
Pensate all’espressione delle parole, alla buona
dizione, e ai vostri sentimenti profondi. L’unico
ringraziamento che chiedo è che voi cantiate
correttamente e con onestà. Se lo farete, mi
sentirò ripagata”.
Così Maria Callas il 16 marzo
1972, alla fine del suo masterclass alla Juilliard School
of Music di New York. Un pensiero ricorrente e di buon
auspicio quello della Divina nei confronti dei giovani
cantanti, perché rappresentano il futuro della
musica e dell’opera, e forse anche perché
per nessun talento, neppure per l’inarrivabile
primadonna, gli inizi di carriera possono essere facili.
Bisogna invece sudare, impegnarsi, andare oltre se stessi
e spesso soffrire molto per emergere e raggiungere il
massimo.
Maria Callas, nella pièce “Masterclass”
di Terence Mc Nelly rappresentata con successo in tutto
il mondo, mostra di prediligere tra i suoi allievi newyorchesi
un giovane tenore di origine italiana. Vogliamo cominciare
questa nostra galleria dedicata alle giovani grandi
promesse della lirica proprio con un venticinquenne
tenore romano, che ha già al suo attivo
significative affermazioni e si è rivelato in
modo particolare in luglio a Martina Franca nel ruolo
di Eraclide, re di Agrigento, ne “I giochi di
Agrigento” di Giovanni Paisiello, l’opera
che ha inaugurato il Teatro La Fenice il 16 maggio 1792
e mai più ripresa da allora.
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Marcello Nardis
ha saputo reggere il confronto difficile con il
celebre Giacomo David, il migliore tenore alla
fine del Settecento che aveva interpretato Eraclide
al Teatro La Fenice, e ha superato brillantemente
la prova con musicalità, acuti svettanti
e sfoggio di adeguata agilità.
Una vera e propria star dell’epoca,
Giacomo David “era un declamatore di singolare
vigore e un virtuoso di primissimo ordine –
scrive Rodolfo Celletti –.
Il suo campo prediletto era l’agilità
di ‘bravura’, imperniata su passaggi
vocalizzati eseguiti a piena voce e su trilli
nutriti e mordenti”.
“Fin dall’aria di
sortita – confida lo stesso Nardis –
il personaggio di Eraclide si caratterizza per
il fraseggio amplissimo, la scrittura vocale quasi
pre-romantica, con un timbro eroico, spavaldo,
capace di salire facilmente all’acuto così
come di mantenere un centro sempre molto corposo
e sonoro.
Le cadenze si presentano davvero
impervie, con salti d’ottava e robusti acuti
di petto (do e re)”. Grandi applausi a Martina
Franca pure per le due giovanissime primedonne,
Maria Laura Martorana e Mara Lanfranchi rispettivamente
nei ruoli di grande impegno e virtuosismo di Aspasia
ed Egesta.
Marcello Nardis ha già
cantato nel 2002 per il Santo Padre, Giovanni
Paolo II, in diretta da Toronto in occasione della
XVII giornata mondiale della Gioventù.
Ha debuttato nell’ottobre 2005 al National
Opera Theatre di Tokyo con “Oberto, conte
di San Bonifacio” di Verdi, titolo per la
prima volta rappresentato in Giappone, con una
personale affermazione anche da parte della critica.
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