Venerdi 22 gennaio 2010 si è inaugurata al teatro Serafin di Cavarzere alle ore 18,00 una grande Mostra storico-fotografica sul rapporto fra il grande Maestro e il Soprano più conosciuto ed amato.
L’esposizione è stata aperta dal 22 gennaio al 21 febbraio 2010.
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si ringraziano i fotografi Alessio Tosetti e Marco Moretto per la gentile collaborazione

MULTIFORME TEMPERAMENTO ARTISTICO di TULLIO SERAFIN
Non la conoscevo prima e non l’avevo scelta io per quella Gioconda che dovevo dirigere all’Arena di Verona nell’estate del 1947. Il vecchio tenore Zenatello, improvvisatosi agente a New York, ma anche responsabile della stagione nell’incomparabile anfiteatro, l’aveva indirizzata da me; venne e cantò due o tre arie ed io ebbi subito l’impressione esatta che Maria Callas poteva fare:::quello che poi ha fatto. La Gioconda andò benissimo, e, subito dopo, si preparò un Tristano che avrei diretto in dicembre a Venezia.
Quello che successe lì è conosciuto. Margherità Carosio si ammalò improvvisamente e non sapevamo come trovare un soprano leggero che la sostituisse.Era l’inizio del 1949, ci trovavamo tutti nello stesso albergo e, mentre si discuteva sul da farsi, mia figlia mi disse . <Ma papà, la Callas può cantare i Puritani...>, l’aveva infatti sentiva mentre ripassa qualche aria nella sua stanza per semplice studio e per riscaldarsi la voce.
Non aveva mai cantato quest’opera, ma la imparò rapidamente (pur essendo impegnata nelle repliche di Valchiria alla Fenice) tanto che debuttò dopo soli otto giorni e ne fece uno dei pezzi più notevoli del suio repertorio. La sua musicalità è straordinaria, quasi spaventosa. A Verona, per esempio, sapevo che non avrebbe scorto i miei gesti – a causa della sua miopia - , tuttavia ero tranquillissimo lo stesso.
Abbiamo preparato molte opere insieme. Maria Callas riesce sempre ad entrare profondamente nella sua parte, sa ricreare il personaggio con la sua voce e i suoi accenti. Il suo temperamento artistico è multiforme e lei riesce sempre a piegarlo agli estremi più spinti (se il regista lo vuole,come nella Traviata con Visconti), ma non ne farà mai una cosa volgare.
Dopo aver lavorato a lungo con lei, è passato un certo periodo di tempo durante il quale, per vari reciproci impegni, non ci siamo visti. Ci siamo ritrovati a distanza di alcuni anni, a Milano per l’incisione per la Ricordi di Medea, un’opera che lei aveva cantato con altri direttori, mai con me. Non ebbi tuttavia nessuna osservazione da farle : la sua concezione del lavoro era la mia e – oso dire – quella di Cherubini.
Oltre alla musicalità la Callas ha un altro grande merito. Afferra la parte con una prontezza straordinaria, ma non si ferma sulle prime impressioni. Riflette e studia. L’istinto è indispensabile per un artista, ma se non è sorretto da una preparazione e da uno studio tenace, può essere anche pericoloso.
Mi ricordo che una volta a Torino, il grande direttore tedesco Hans Richter (che diresse le prime esecuzioni wagneriane a Londra e fu per molti anni a Bayreuth con Wagner) mi disse, parlando di Ernesto Rossi e Tommaso Salvini, che avevano recitato in quei giorni : < Ernesto Rossi è un grande artista, ma è sempre Ernesto Rossi. Tommaso Salvini, invece, fa l’Otello ed è Otello, fa Amleto ed è Amleto, fa Saul ed è Saul...>. Così è la Callas.
Tullio Serafin, 1957








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il soprano Felicia Bongiovanni
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