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Il 16 settembre scorso, nella splendida
cornice dell'Hotel Bauer di Venezia, si è celebrato il
venticinquesimo anniversario della morte di Maria Callas.
L'iniziativa, ad opera della presidenza dell'Associazione
Maria Callas di Venezia, ha avuto un ottimo seguito, dovuto
anche alla presenza di personaggi famosi dell'arte e della
musica. L'Associazione, da sempre capitanata dal solerte
ed instancabile Bruno Tosi, si è ormai distinta in tutta
Europa per la ricchezza del materiale raccolto, per la
profondità degli interventi sul territorio, per la ricerca
di una sempre maggior sensibilizzazione verso il personaggio
Callas. Nella fattispecie Bruno Tosi si rende degno d'ogni
elogio per le lunghe peregrinazioni in giro per il mondo
alla ricerca di chicche, materiali o quanto possa far
amare ed ampliare il mito della Divina Maria Callas.
La prima ospite a celebrarne la grandezza,
con parole commosse quanto toccanti, è stata la soprano
Raina Kavaibanska, che ebbe la fortuna d'essere diretta
dalla stessa Callas nel 1961 durante l'allestimento de
"I vespri siciliani" al teatro Regio di Torino. Proprio
durante le prove di tale spettacolo Raina ebbe modo di
rendersi conto della straordinarietà della sua regista,
vissuta e vista con piena ammirazione, e a tutt'oggi ricordata
con un senso compunto di totale umiltà. Nelle parole della
soprano bulgara i concetti espressi hanno rivelato una
sensibilità non comune, anche da un punto di vista filosofico
ed estetico. La signora Kavaibanska ha affermato, a sorpresa,
che la grandezza di Maria Callas stava nella totale perfezione
tecnica che era, in se stessa, Espressione pura. Tale
Espressione poi rappresentata in scena diveniva fedeltà
all'Arte, verità dell'Arte. E, come se ce ne fosse stato
bisogno, ulteriori conferme a questo prezioso concetto
sono state date in seguito, con la proiezione di chicche
d'epoca, quale la prima interpretazione di "Casta Diva"
fatta dalla Callas in eurovisione, dunque nel circuito
televisivo più ampio, al tempo. Questo, come altri contributi,
(l'intervista rilasciata alla tv francese in occasione
del grtande concerto con il maetrso Pretre, e la sua ultima
intervista, data tre mesi prima della morte, ad una giovane
giornalista RAI bulgara) hanno ridestato nei presenti
una profonda malinconia, e non poche lacrime sono state
asciugate di soppiatto nel buio della sala.
Il secondo ospite a renderle onore è stato
il maestro Ulisse Martini, autore di tre celeberrimi ritratti
della soprano, uno ora esposto alla Fenice di Venezia,
uno al Conservatorio di Atene. Ma è stato proprio il terzo
ed ultimo ad essere messo sotto gli occhi di tutti, nel
salone delle feste dell'Hotel Bauer, dominando, ancora
una volta, la scena. Il quadro, dipinto con sapienza e
magistrale tocco, nasce come commissione di Franco Zeffirelli,
che lo ha voluto come parte integrante, e regina, della
scenografia del recente suo "Callas forever" interpretato
da Fanny Ardant, nella parte di Maria, appunto. Durante
il film la Callas-Ardant si rivolge e parla con tale ritratto,
che naturalmente in sé acquisisce fattezze dell'una e
dell'altra artista. Una visione un po' straniante, questa,
se si vuole, un connubio perfetto tra la vera, la reale
Callas, ora memoria, e la Callas che è, la Ardant appunto,
e che, a partire dal 20 settembre, potremo vedere al cinema.
E dunque, mentre nel salone dell'Hotel Bauer a Venezia
si consacrava ancora una volta il Mito di Maria, a Parigi,
nello stesso istante, partiva l'anteprima mondiale di
"Callas forever", una visione tutta personale della Diva
da parte di Zeffirelli, che ne fu grande amico.

Ma il primato della novità spetta sicuramente
a Venezia, poiché in prima visione europea è stato proiettato
il film "Medea" di Pier Paolo Pasolini con l'originale
doppiaggio di Maria Callas stessa, e non di Liliana Savignone
come s'è sempre sentito. Prima dell'inizio della proiezione,
Giorgia Graziano, una giovane attrice di belle speranze
che adora Maria Callas, su cui incentrò la propria tesi
si laurea, ha recitato una poesia di Pier Paolo Pasolini,
scritta apposta per Maria, dal titolo "L'anello", ed una
commovente e tenerissima lettera di Maria verso l'amico
Pier Paolo. Questa "Medea" è stata una clamorosa occasione,
dunque, per assistere a ciò che Callas era, alla fine
della sua carriera, al di fuori del palco, oltre le partiture,
oltre i costumi di scena. Al di là di tutto Maria Callas
era, e rimarrà, una grande, sublime attrice. Una donna
spiata dall'occhio crudele ed onnipotente della camera
da presa, una maga che "come un vaso, sono piena di una
conoscenza non mia". Un'anima dilacerata e sofferta, straordinaria,
irripetibile.
Signore e signori, Maria Callas, appunto.
La Diva, la Divina, l'unica e fulgida Maria Callas.
Giorgia Graziano
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