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CELEBRANDO MARIA
Venezia 16 settembre 2002


Fanny Ardant - Callas nel ritratto "Callas forever" nel film di Zeffirelli
creato da Ulisse Sartini, esposto in anteprima alla mostra al Lido di Venezia




Raina Kabaivanska , Ulisse Sartini, Bruno Tosi
a Venezia celebrano Maria Callas ( 16 settembre 2002 )


Il 16 settembre scorso, nella splendida cornice dell'Hotel Bauer di Venezia, si è celebrato il venticinquesimo anniversario della morte di Maria Callas. L'iniziativa, ad opera della presidenza dell'Associazione Maria Callas di Venezia, ha avuto un ottimo seguito, dovuto anche alla presenza di personaggi famosi dell'arte e della musica. L'Associazione, da sempre capitanata dal solerte ed instancabile Bruno Tosi, si è ormai distinta in tutta Europa per la ricchezza del materiale raccolto, per la profondità degli interventi sul territorio, per la ricerca di una sempre maggior sensibilizzazione verso il personaggio Callas. Nella fattispecie Bruno Tosi si rende degno d'ogni elogio per le lunghe peregrinazioni in giro per il mondo alla ricerca di chicche, materiali o quanto possa far amare ed ampliare il mito della Divina Maria Callas.

La prima ospite a celebrarne la grandezza, con parole commosse quanto toccanti, è stata la soprano Raina Kavaibanska, che ebbe la fortuna d'essere diretta dalla stessa Callas nel 1961 durante l'allestimento de "I vespri siciliani" al teatro Regio di Torino. Proprio durante le prove di tale spettacolo Raina ebbe modo di rendersi conto della straordinarietà della sua regista, vissuta e vista con piena ammirazione, e a tutt'oggi ricordata con un senso compunto di totale umiltà. Nelle parole della soprano bulgara i concetti espressi hanno rivelato una sensibilità non comune, anche da un punto di vista filosofico ed estetico. La signora Kavaibanska ha affermato, a sorpresa, che la grandezza di Maria Callas stava nella totale perfezione tecnica che era, in se stessa, Espressione pura. Tale Espressione poi rappresentata in scena diveniva fedeltà all'Arte, verità dell'Arte. E, come se ce ne fosse stato bisogno, ulteriori conferme a questo prezioso concetto sono state date in seguito, con la proiezione di chicche d'epoca, quale la prima interpretazione di "Casta Diva" fatta dalla Callas in eurovisione, dunque nel circuito televisivo più ampio, al tempo. Questo, come altri contributi, (l'intervista rilasciata alla tv francese in occasione del grtande concerto con il maetrso Pretre, e la sua ultima intervista, data tre mesi prima della morte, ad una giovane giornalista RAI bulgara) hanno ridestato nei presenti una profonda malinconia, e non poche lacrime sono state asciugate di soppiatto nel buio della sala.

Il secondo ospite a renderle onore è stato il maestro Ulisse Martini, autore di tre celeberrimi ritratti della soprano, uno ora esposto alla Fenice di Venezia, uno al Conservatorio di Atene. Ma è stato proprio il terzo ed ultimo ad essere messo sotto gli occhi di tutti, nel salone delle feste dell'Hotel Bauer, dominando, ancora una volta, la scena. Il quadro, dipinto con sapienza e magistrale tocco, nasce come commissione di Franco Zeffirelli, che lo ha voluto come parte integrante, e regina, della scenografia del recente suo "Callas forever" interpretato da Fanny Ardant, nella parte di Maria, appunto. Durante il film la Callas-Ardant si rivolge e parla con tale ritratto, che naturalmente in sé acquisisce fattezze dell'una e dell'altra artista. Una visione un po' straniante, questa, se si vuole, un connubio perfetto tra la vera, la reale Callas, ora memoria, e la Callas che è, la Ardant appunto, e che, a partire dal 20 settembre, potremo vedere al cinema. E dunque, mentre nel salone dell'Hotel Bauer a Venezia si consacrava ancora una volta il Mito di Maria, a Parigi, nello stesso istante, partiva l'anteprima mondiale di "Callas forever", una visione tutta personale della Diva da parte di Zeffirelli, che ne fu grande amico.

Ma il primato della novità spetta sicuramente a Venezia, poiché in prima visione europea è stato proiettato il film "Medea" di Pier Paolo Pasolini con l'originale doppiaggio di Maria Callas stessa, e non di Liliana Savignone come s'è sempre sentito. Prima dell'inizio della proiezione, Giorgia Graziano, una giovane attrice di belle speranze che adora Maria Callas, su cui incentrò la propria tesi si laurea, ha recitato una poesia di Pier Paolo Pasolini, scritta apposta per Maria, dal titolo "L'anello", ed una commovente e tenerissima lettera di Maria verso l'amico Pier Paolo. Questa "Medea" è stata una clamorosa occasione, dunque, per assistere a ciò che Callas era, alla fine della sua carriera, al di fuori del palco, oltre le partiture, oltre i costumi di scena. Al di là di tutto Maria Callas era, e rimarrà, una grande, sublime attrice. Una donna spiata dall'occhio crudele ed onnipotente della camera da presa, una maga che "come un vaso, sono piena di una conoscenza non mia". Un'anima dilacerata e sofferta, straordinaria, irripetibile.
Signore e signori, Maria Callas, appunto.
La Diva, la Divina, l'unica e fulgida Maria Callas.

Giorgia Graziano

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