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DISCORSO DEL SINDACO DI PARIGI JEAN
TIBERI
INAUGURAZIONE DEL "VIALE MARIA CALLAS" A PARIGI
Parigi, Venerdi Primo Dicembre 2000
Signore, Signori
Eccoci oggi riuniti, in Avenue Georges Mandel, dove ha
vissuto MARIA CALLAS, per celebrare in uno stesso raccoglimento
e in una stessa emozione, la memoria di questa immensa
cantante e iscrivere il suo nome nel cuore della nostra
capitale.
Rendiamo così omaggio a una delle più grandi figure della
scena lirica. Pierre - Jean Remy ha giustamente scritto
"che nulla rimpiazzerà le visioni incandescenti d'una
cantante unica al mondo divenuta allo stesso modo una
delle più grandi tragédiennes del suo tempo.
Poche cantanti in effetti hanno lasciato un segno nell'arte
lirica come Maria Callas. Fin da bambina dimostra subito
eccezionali predisposizioni per la musica e per il canto.
E' così che ad Atene studia la musica con l'autorità esigente
di Elvira De Hidalgo, uno dei più celebri soprani leggeri
della sua epoca e a soli 15 anni,debutta nel ruolo di
Santuzza nella Cavalleria Rusticana e si vede presto affidare
un gran numero di ruoli da protagonista all'Opera di Atene.
Dall'immediato dopoguerra si delinea poi una brillante
carriera internazionale grazie al sostegno benevolo ed
entusiasta del Maestro Tullio Serafin che la dirige nella
sua prima apparizione italiana all'Arena di Verona nella
Gioconda di Ponchielli. Il resto è un susseguirsi di trionfi,
nei repertori più diversi, da Wagner a Puccini, da Bellini
a Verdi. Giorno dopo giorno riesce a costruire una voce,
di cui tutto, comprese certe inflessioni gutturali che
susciteranno così sovente l'ira dei suoi detrattori, costituisce
uno strumento unico,capace di passare dal timbro più soave
alle più terribili collere. La sua carrieraraggiunge l'apice
nel 1955, quando interpreta alla Scala di Milano "La Traviata",
diretta da Giulini e messa in scena da Visconti, che la
porta fino ai parossismi della bellezza e del dolore.
Ahimè, "questo stato di tensione straordinaria che, secondo
le stesse parole di Maria Callas, l'opera esige", altera
poco a poco una voce eccezionale.
Il successo de "La CALLAS", tuttavia, non viene mai meno.
Essa infatti sa trascendere e trasfigurare in una straordinaria
prospettiva drammatica le défaillances stesse della sua
voce, con una forza intrerpretativa in comparabile. Tutti
i ruoli che incarna ricevono anche una vera impronta teatrale:
l'apparizione di Medea velata e la sua imprecazione agli
dei infernali; la morte sconvolgente di Violetta; il finale
aggressivo, minaccioso di Norma; la disperazione di Tosca
quando uccide Scarpia, rivelano la pienezza d'un temperamento
drammatico senza uguali. Certo questi sono personaggi
di Verdi, Bellini e Puccini che si prestano meglio a suo
genio interpretativo, che le permettono di realizzare
una fusione perfetta tra il canto e il gioco scenico,
fusione unica nella storia del belcanto nella nostra epoca.
Ma ella sa ugualmente, con coraggio e intelligenza allargare
il repertorio, affrontando così più di cinquanta ruoli
: accanto alle opere di Ponchielli, Giordano e Mascagni,
riscopre totalmente e fa conoscere su tutte le scene del
mondo, delle opere rarissime, dimenticate da decenni,
come Medea, Alceste e Anna Bolena.
Nel 1958 è tuttavia una Callas esausta che interrompe,
dopo il primo atto, una rappresentazione della Norma a
Roma. E' sempre con Norma, nel giugno 1965, all'Opera
di Parigi che dà il suo addio alla scena lirica e al suo
pubblico. Parigi dove Maria Callas ha scelto di vivere,
Parigi dove la sua voce tace definitivamente un giorno
del settembre 1977.
Maria Callas, attraverso il miracolo della sua voce,
ha così sconvolto la scena e la tradizione lirica. Con
il suo genio ha segnato la storia della musica svelando
l'incanto di una bellezza primordiale, momenti di rivelazione,
istanti folgoranti di verità, presenza consacrata dell'opera
d'arte. Sì, Maria Callas ci ha fatto ascoltare e vedere
qualcosa di straordinario. Con la Callas noi abbiamo riscoperto
le arie che noi credevamo di conoscere e l'incomparabile
attrice che è stata ci ha fatto riscoprire le radici stesse
della tragedia antica. Ma il genio di Maria Callas fu
anche il frutto di un lungo lavoro, di una ricerca instancabile.
In una intervista celebre del 1959, si soffermava proprio
sull'esigenza che ha guidato le sue sc elte e il suo lavoro
: "l'unico scopo di un artista è l'arte e io mi sono dedicata
alla musica sforzandomi sempre di nobilitare e di rinnovare
l'opera. Per me, la musica "è qualcosa di magnifico e
non posso sopportare che sia trattata in modo misero".
E' per questa ragione che studiava i personaggi con accanimento,
assistendo a tutte le prove, anche a quelle dell'orchestra.
E' perché pretendeva dei registi esigentui e innovativi,
come Luchino Visconti o Franco Zeffirelli e ricercava
i migliori direttori d'orchestra. Come ha giustamente
scritto Simone Benmussa, "senza questa sublime caparbietà,
tutta creatrice, quale che sia la sua disciplina, resta
alla periferia di un'opera". Maria Callas è anche venuta
a ridirci che solo la cura estrema fa penetrare al cuore
dell'opera d'arte e che questa opera richiede un impegno
assoluto. I gesti, gli sguardi e la voce di Maria Callas
hanno creato questa tragedia senza riserva, questo parossismo
d'intensità drammatica e di bellezza musicale che veniva
poco a poco a consumarla, perché faceva tutt'uno con la
sua vita stessa.
Ecco perché Maria Callas ci manca oggi, Maria Callas
per cui Parigi dove lei aveva scelto di vivere e a cui
si era tanto affezionata, era divenuta, nello stesso tempo,
un necessario rifiugio e un punto d'equilibrio di una
vita errante e tormentata.
Sotto gli alberi dell'avenue Georges Mandel, in questo
viale che porta ora il suo nome, la sua fragile silhouette
sembra ancora presente, scostando una tenda con mano esitante
come ce la mostra una bellissima fotografia. Questo viale
Maria Callas, è la certezza d'ora in poi che questi fiori
di Parigi che essa amava tanto, questi fiori gettati ai
suoi piedi le sere di trionfo, non mancheranno mai, sotto
le sue finestre, per accompagnare il suo ricordo.
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